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Malattie da Zecche

CHIEDIAMOLO AL VETERINARIO
DR EDOARDO GONZAGA
Zecche malattie e prevenzione

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Torniamo ad interessarci degli animali: è primavera e le zecche hanno fatto il loro ingresso sgomitando tra animali e persone, che guai!. Sul momento è possibile riscontrare al tatto “ponfi silenziosi”, quasi non ce ne accorgiamo nemmeno, ma poi cominciano le rogne, anzi i disturbi veri e propri, infine la malattia, che colpisce uomini e animali . Ed allora che cosa facciamo?
Chiediamolo al veterinario, al dottor Edoardo Gonzaga, che già ci ha dato tante informazioni su come difendere i nostri amici a quattro zampe dalla leishmania, e che incontriamo nel suo ambulatorio.
“Dottore, con l’arrivo delle zecche come possiamo difendere i nostri animali domestici?
“Certamente, questa è la stagione in cui proliferano: noi tutti, padroni, cani o gatti che siano (e non solo), ne facciamo le spese. Ed eccone il perché: questi artropodi sono vettori di un gran numero di agenti patogeni di natura virale, rickettsiale, batterica, protozoaria, nonché di neurotossine talvolta letali per animali di piccola taglia ed anche per l’uomo. Dunque, massima attenzione!
In Italia sono presenti zecche appartenenti sia alla famiglia delle Ixodidae (zecche dure) che a quella delle Argasidae (zecche molli).
Le zecche dure, sono così definite per la presenza di un caratteristico scudo dorsale chitinoso, mentre le zecche molli ne sono sprovviste.
“Dove le possiamo trovare principalmente?”
L’habitat preferito dalle zecche è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa ed arbustiva, con microclima preferibilmente fresco ed umido, anche se non è raro il loro riscontro in aree con clima decisamente caldo ed asciutto, e con vegetazione più rada; a dir quindi che le possiamo trovare ovunque.
Non dimentichiamo inoltre che, per quanto la zecca sia attiva per la maggior parte dell’anno, il periodo a maggior rischio è quello compreso tra primavera ed autunno.
Altra cosa da tener presente è che le zecche presentano una “bassa specificità di specie” ossia fanno poca distinzione di animali, per cui, in assenza dell’ospite preferito, possono attaccarsi al primo ospite “utile di passaggio”, compreso l’uomo che rappresenta solitamente un ospite occasionale.
Per giunta l’infestazione di uccelli, migratori e non, nonché di numerosi animali selvatici, è alla base della diffusione delle zecche in aree sempre più estese.
Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo al digiuno assoluto. Possono superare senza difficoltà inverni anche molto rigidi e sono longeve, tanto da completare il loro ciclo di sviluppo nell’arco di anni.
Il cambiamento delle condizioni ambientali dovuto all’aumento della temperatura, il proliferare delle popolazioni di animali selvatici, la longevità delle zecche stesse, la loro capacità riproduttiva (depongono fino a diverse migliaia di uova), la scarsità di nemici naturali e la resistenza ai pesticidi ed alle condizioni ambientali sfavorevoli, spiegano la crescente diffusione delle zecche osservata negli ultimi anni.
La possibilità di trasmissione di agenti patogeni è direttamente proporzionale alla durata della permanenza della zecca infissa sull’ospite e non per ultimo, dal numero su esso presente.
La maggior parte delle malattie trasmesse da zecche può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico (attenta visita ambulatoriale), essendo la diagnosi di laboratorio complicata da fattori confondenti e comunque, raramente utile nelle fasi iniziali della malattia in cui, nelle forme ad eziologia batterica, una pronta terapia antibiotica può essere risolutiva.
Le patologie infettive trasmesse da zecche, che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro paese, sono la febbre bottonosa del Mediterraneo, la Borreliosi di Lyme, la febbre ricorrente da zecche, la meningoencefalite da zecche.
“Come me ne posso accorgere?”
Non è tutto così semplice. La sintomatologia è generalmente riconducibile a stati febbrili ricorrenti, brividi, astenia, malessere generale, artralgie, mialgie, rigidità nucale, meningite, polineuriti, paralisi del VII nervo cranico. Dopo alcuni giorni, o settimane, l’infezione diffonde attraverso il sangue determinando SEVERE complicazioni secondarie che si manifestano a carico dell’apparato cardiovascolare, renale, del sistema nervoso centrale.
“Come consiglia di comportarci difronte alla presenza di zecche sulla cute nel nostro piccolo amico?”
Semplice! Le zecche vanno rimosse afferrandole saldamente con una pinzetta il più possibile aderente alla cute, ed effettuando una trazione costante e decisa, ma non brusca, per evitarne la rottura. Contrariamente alle vecchie pratiche, non è assolutamente indicato applicare sostanze quali alcool o olio sulla zecca prima dell’estrazione in quanto una iniziale forma di soffocamento della stessa non farebbe altro che determinare uno spasmo delle ghiandole salivari all’interno dei capillari ematici con la conseguente diffusione di malattie all’ospite. Pur nella semplicità della manovra di estrazione della zecca, difronte ad incertezza, è preferibile chiedere aiuto al proprio medico.
Dopo la rimozione della zecca, è utile seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e/o sintomi d’infezione.
La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione non è sempre consigliata, in quanto può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi.
“Come facciamo a difenderci da questi artropodi?”
Le misure di profilassi ambientale possono avere uno scarso impatto sui relativi agenti patogeni, in considerazione dei possibili e molteplici serbatoi di infezione, inoltre, disinfestazioni su larga scala non sono sempre fattibili per motivi pratici e per il possibile impatto ambientale negativo.
D’altro canto,il numero delle zecche nelle aree residenziali può essere controllato e ridotto rimuovendo mucchi di foglie secche, sterpaglie e le cataste di legna intorno alle case, potando gli alberi e le siepi. Va da sé che le cucce devono essere tenute costantemente sotto controllo,come del resto la cute dei vari animali domestici in zone quali le orecchie, il collo e non per ultimo gli arti.
In commercio esistono molteplici categorie di antiparassitari che spaziano dai collari fino agli spot on ( pipette da applicare in corrispondenza del collo) per finire alle compresse ed agli iniettabili. Non tutti nel tempo hanno dimostrato una reale capacità repellente e/o adulticida. Diventa quindi necessario rivolgersi al proprio medico veterinario al fine di individuare quello più idoneo o indicato per lo stile di vita del “proprio fido”.

Dr Edoardo Gonzaga
Medico Veterinario