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La Leishmaniosi

Fari puntati sulla leishmaniosi del cane, una malattia sempre più diffusa nel bacino Mediterraneo. Che cosa possiamo fare per aiutare il nostro amico a quattro zampe, che se colpito, può andare incontro a seri problemi e a sofferenze notevoli?
Attenzione! Con il mese di Novembre/Dicembre, possiamo già cominciare a preoccuparci degli esiti della prevenzione della leishmania, che abbiamo praticato al nostro cane durante l’estate, attraverso precisi test ematici. Poche parole quindi per inquadrare meglio questa malattia e saperla fronteggiare. La leishmania è una malattia parassitaria causata da un protozoo e veicolata da mammifero a mammifero attraverso la puntura di un preciso insetto: il flebotomo.
Esistono diversi tipi di L. e sono perlopiù specie-specifici tanto che attualmente non c’è possibilità alcuna di passaggio da uomo (L.Visceralis) a cane (L.Infantum) e viceversa.
Due sono i fattori che hanno contribuito alla diffusione della L.infantum, il riscaldamento globale ed i sempre più frequenti spostamenti dei cani a seguito dei loro padroni nelle varie aree geografiche.
I cani infettati costituiscono un duplice problema, il primo per i proprietari che si prendono cura di loro il secondo che rappresentano un ampio serbatoio d’infezione.
Una volta che il parassita è penetrato nel derma viene fagocitato da precise cellule della difesa (macrofagi) le quali tentano di ucciderlo. L’evoluzione della malattia a questo punto è soggettiva e prevede tre possibili risvolti: il cane debella interamente il parassita (raro), benchè contagiati non sviluppano i segni della malattia (pochi), individui che contagiati manifestano interamente i sintomi con spesso un epilogo tragico (frequenti).
Per una corretta diagnosi ,ma anche per fini prognostici e di monitoraggio ,è importante non soffermarsi ai soli sintomi clinici bensì avvalersi di esami di laboratorio specifici condotti, regolarmente tutti gli anni. Questi prevedono “l’individuazione diretta” del parassita tramite puntati o strisci di materiale, oppure “un’individuazione indiretta” tramite es sierologici. E’ scorretto basarsi sui soli sintomi manifestati in quanto questi molto spesso sono aspecifici e comunque molto variabili da soggetto a soggetto , passando da una semplice “forfora” alla caduta del pelo (tipica è la perdita attorno agli occhi), ulcerazioni cutanee che non guariscono,onicogrifosi, fino ad edema corneale. Alle volte si ha solo dimagrimento e debolezza.
La terapia di un cane positivo e con sintomatologia in atto è molto complessa e spesso con epilogo nefasto in quanto tra i vari organi che subito risento della L. troviamo i reni, i quali vengono danneggiati irreversibilmente.
Diventa quindi importante la prevenzione. Questa può esser effettuata, sia in forma indiretta ossia agendo sull’ambiente e/o animale oppure in forma diretta tramite vaccinazione al cane.
Pertanto, sapendo che il flebotomo diffonde a partire dalla primavera e che, attratto dal calore degli animali colpisce in forma silente all’alba ed al tramonto, buona norma prevede utilizzare dei repellenti ambientali, oppure recintare i box con una zanzariera a maglia fitta. Applicare i vari repellenti sulla cute tramite spot-on o collari risulta efficace sole se vengono rispettati i giusti intervalli di tempo indicati sulla confezione.
Sullo stato attuale della vaccinazione c’è ancora dello scetticismo: I risultati definitivi li avremo a breve quando verranno nuovamente riproposti nuovi esami di controllo sui soggetti vaccinati l’anno passato.

Dr Edoardo Gonzaga
Medico Veterinario – Livorno